Indefinitamente.

M.R. è un esimio avvocato di 84 anni.
Tutte le mattine inebria il proprio olfatto dell’umido profumo del legno massello di cui è fatta la sua scrivania. Ausculta, tocca, gusta ogni giorno, di polvere e di tempo.
È stato il primo in quel piccolo centro cittadino a portare d’innovazione e notizia. Avido di sapere ha sempre servito la sua era. Rifugge la tecnologia, la sua finestra sul mondo è sempre stata la curiosità mista al talento, all’audacia e alla buona volontà. Fruitore di una vita circoscritta ma intensa e pregna. M.R. non ne ha mai avuto abbastanza. M.R., nonostante l’incalzare di mezzi d’informazione così tanto più veloci di lui, è sempre stato votato ad una vita di contatto. Sapori e umori altrui sulla pelle, sensazioni e brividi d’altri tempi.
M.R. fa parte di un mondo che non regala occasioni, ma che le lascia intravedere, nasce in un ambiente non sempre corretto; ambiente che gl’insegna che divulgare e diffondere, rendere chiaro e noto chi egli sia e come lo sia, quanto impegno ci metta e a quale prezzo, siano le uniche armi affilate. In questo mondo che spesso restituisce solo silenzi, capisce che adirarsi serve a poco, l’ostinazione e l’aggressività causano sconfitte cocenti, ma che la parola, la parola arriva dove un urlo non riesce. Capisce che con la penna può fare, può riuscire, può divulgare e denunciare. Capisce che scripta manent e gli sopravvivrà. Capisce che traccia di sé resterà nonostante tutto.
M.R. è nato con dignità, ha vissuto con dignità.
S.G. è una giovane studentessa nata negli anni ’90.
Ha forza, caparbietà e passione.
Nasce nell’era di internet, neutrini, staminali e nucleare.
Nasce in un mondo “veloce”, che non presta tempo.
La sua finestra sul mondo è di 15 pollici. La sua finestra è davvero sul mondo.
S.G. ha appena 20 anni e crede di non avere mezzi. Ha appena 20 anni e si sente indignata. Ha appena 20 anni e si sente una voce che grida durante un uragano.
S.G. fa parte di un mondo che non regala occasioni, ma che le lascia intravedere, nasce in un ambiente non sempre corretto; ambiente che le insegnerà che divulgare e diffondere, rendere chiaro e noto chi ella sia e come lo sia, quanto impegno ci metta e a quale prezzo, siano le uniche armi affilate. In questo mondo che spesso restituisce solo silenzi, dovrà capire che adirarsi serve a poco, l’ostinazione e l’aggressività causeranno sconfitte cocenti, ma che la parola, la parola arriva dove un urlo non riesce. Dovrà capire che con la tastiera può fare, può riuscire, può divulgare e denunciare. Dovrà capire che scripta manent e ciò che scrive le sopravvivrà. S.G. dovrà capire che traccia di sé resterà nonostante tutto.
Ha solo 20 anni e un potere invisibile e pulito.

E’ un onore potere combattere le stesse lotte che prima di me hanno affrontato i miei genitori e, prima di loro, i loro genitori.
Ma è davvero così?
Noi ci sostituiamo nella lotta ma questa persiste e resiste al tempo?
Com’è possibile? Ci dev’essere un errore! Eppure c’è chi ha divulgato prima di me, chi ha reagito, chi, come me adesso, ha lottato.

C’è un errore.
Non ci si deve fermare alla lotta, alla divulgazione, allo scripta manent.
Si legge e si ascolta solo aspettando il proprio turno per controbattere.
Ma si è letto e si è ascoltato davvero? Ci si è soffermati su ciò che ci insegna il tempo? Si è imparato sul serio o è solo un modo/moto per cercare una strada per identificarsi, per dare un senso alla propria personalità, per dire “io esisto”?

Se l’ascolto e la lettura del nostro passato storico sono stati assimilati allora si è imparato che non è solo la divulgazione che cambia il futuro, ma anche la consapevolezza, l’insegnamento, l’esempio che ne si dà, l’accertamento che sia arrivato.
Se l’ascolto e la lettura del nostro passato storico sono stato “adoperati” per aiutare soggettivamente se stessi, allora combatteremo per sempre… di generazione in generazione saremo e saranno giovani che lotteranno, sempre e ancora e ancora e ancora.
E indignati continueremo. Indefinitamente.

Rrt

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