«Non c’è fretta»

La mia testa funziona così, per immagini

e il 16 ottobre si è svegliata così, con un cerchio.

Era la storia di questo paese, degli ultimi 60 anni che si ripropongono

da un certo punto in avanti, neanche con facce tanto diverse negli ultimi 20.

Come se una mano nascosta avesse puntato un compasso e le generazioni percorressero questa linea invisibile infinite volte.

E nel momento in cui sembra che tutto possa e debba cambiare

SBAM

succede qualcosa;

il compasso mantiene il centro, solleva la punta e ritorna alla partenza.

Spera e sogna, la società migliore, di evolvere e cambiare traiettoria, ma

se usi lo stesso strumento nello stesso modo, la forma non cambia.

“Non c’è fretta”?

Invece sì.

Questo è il momento di spostarlo il compasso e dare un metaforico calcio in culo ad un sistema di politici, di corporazioni, di economie, di mafie, di favori, di connivenze, di informazione, di lotte

perchè il cerchio diventi una spirale che si apre.

Certo, potrebbe verificarsi l’eventualità che si crei un gorgo, di contro, e che qualcuno non ce la faccia ad uscirne, correndo il rischio di precipitare; beh, se quel qualcuno/qualcosa, vale la pena che si salvi, io sono pronta ad essere la prima a tendergli la mano.

Ma il resto, per me, può finire direttamente nello scarico.

Luce 

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